Jem Cresswell fin da ragazzo ha passato il più della sua vita sott’acqua scattando immagini subacquee fino a farne una professione

Jem Cresswell è l’uomo del “profondo blu” che ha fatto della sua passione per l’oceano il suo lavoro arrivando a nuotare affianco a balene di 15 metri!

Australiano, di 32 anni, Jem Cresswell ha collezionato negli anni una quantitàinfinita di scatti subacquei: non solo animali ma anche il lifestyle di marinai e pescatori, nonché i ritratti subacquei. Da queste immagini sono nati progetti come Merge, di nudi subacquei con l’artista Martine Edmur, e Jem Giants, realizzato tra il 2014 e il 2016, le cui stampe sono disponibili presso la Galleria Michaeal Reid di Sydney, Australia. Di seguito un’anticipazione dell’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero di Photo Professional.

L’ambiente in cui sei cresciuto ha avuto una grande influenza sul tuo lavoro?

Decisamente. Sono cresciuto ad Adelaide, ma ho passa- to la maggior parte dei miei vent’anni viaggiando e facen- do surf sulla costa. […] Gli anni passati a fare camping, esplo- rare e fare surf con i miei amici mi ha dato un senso di libertà, di fuga. Credo di esse- re ancora in cerca di qualcosa di simile in tutto quello che faccio. Provo sempre a torna- re a quelle mie radici, lontano dalle persone, in posti in cui ti senti piccolo e insignificante.”

Dove hai trovato l’ispirazione per la serie Giants?

Le balene sono creature incredibili. Le adoro, tutte; ma le megattere sono quelle che piùspesso attraggono l’attenzione delle persone. Ero affascinato dalla scoperta, nel 2006, del fatto che il cervello della megattera contiene tre volte il numero di cellule fusiformi di quello umano. Queste cellule, negli umani, sono responsabili delle capacitàcognitive, dell’empatia, dell’organizzazione sociale. Non possiamo affermare con certezza che anche nelle megattere siano deputate a queste stesse funzioni, ma molti dei comportamenti osservati in questi cetacei sembrano supportare questa tesi. Formano reti sociali complesse, hanno metodi di comunicazione strutturati e, per me che ho passato affianco a loro parecchio tempo, èpiuttosto evidente che abbiano un’emotivitàevoluta.”

 

Come ti comporti quando sei vicino alle balene?

Per la maggior parte del tempo, quando sono in acqua mi fingo morto e mi assicuro di avere un battito cardiaco quasi impercettibile. […] Una volta che la balena ha preso confidenza con la mia presenza, mi avvicino lentamente. La maggior parte delle foto in cui la balena appare molto vicina le scatto quando è lei a venire da me, per capire che cosa sono. […] Dopo tre anni che mi dedicavo a questo progetto, ero talmente sincronizzato con le balene che ho vissuto alcune esperienze incredibili con loro. Più volte ho nuotato con la stessa balena, quattro o cinque volte nella stessa stagione, accorgendomi che ci eravamo riconosciuti a vicenda.”

Cosa ti ha spinto a scegliere il bianco e nero per presentare la figura delle balene?

Quando converto le immagi- ni in bianco e nero, le profonde acque tropicali diventano un nero puro che porta a isola- re la silhouette della balena, a sospenderla. […]”

Quali sono le prime fotocamere che hai avuto?

La prima macchina subacquea era una semplice punta- e-scatta 35mm Sea & Sea MX-5. Dopo di lei ho comprato la mia prima vera macchina fotografica, una Canon EOS- 3, che ho usato per i miei primi lavori di surf. Avevo una custodia in fibra di carbonio fatta su misura ngli Stati Uniti dalla Dale Kobitech. E dopo quella, la mia prima reflex digitale di sempre: una Canon EOS-1D Mark II.

Fai molta postproduzione sulle tue foto?

Uso solo Lightroom e Photoshop, con qualche plug-in come Alien Skin, ma solo se veramente necessario. Per lo più faccio solo un po’ di editing leggero.”

Questa è solo un’anticipazione dell’intervista completa, e delle immagini, che sarà pubblicata sul prossimo Photo Professional 99: in edicola dal 26 gennaio e già disponibile online.

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