Un produttore americano dopo il successo internazionale di Blow-up offrì ad Antonioni di girare Peter Pan con Mia Farrow. Il regista rinunciò al film nonché a una montagna di dollari. Ma ve lo vedete Michelangelo Antonioni girare Peter Pan?

Tutte le volte che mi è capitato di parlare con i fotografi, quelli veri, a un certo punto, il discorso cadeva su Blow-up, il film di Michelangelo Antonioni di cui quest’anno al Festival di Cannes è stata proiettata una copia restaurata per celebrare i cinquant’anni della Palma d’Oro. Molti di loro avevano pensato di diventare fotografi dopo aver visto il film e la loro scelta non era un’assurdità perché Blow-up fu un film epocale e fece scuola.



I critici hanno versato fiumi di inchiostro per questo film ed è innegabile che Blow-up, espressione che significa ingrandimento, anticipi molte delle riflessioni sulla mancanza di senso del reale e sul senso dell’immagine. Questo film, che appartiene alla storia del cinema, ha influenzato generazioni di fotografi e registi e consente ancora oggi di fare i conti con la nostra dimensione esistenziale, imprigionata in una realtà che ci sfugge e che si trasforma di continuo. La fotografia in quegli anni era ancora schiacciata tra i reportage dei giornali illustrati e i circoli dei fotoamatori e il dibattito teorico sulla fotografia e la società delle immagini era agli albori: l’osservatore, ancora ingenuo, si ostinava (e si ostina) a vedere nelle fotografie, il mondo stesso, ignorando che la riproduzione fotografica è un’illusione.


Puoi leggere l’intero articolo Blow Up – Sotto la superficie del mondo di Marina Spada su Il Fotografo n. 299 in edicola fino al 20 gennaio.

Segui la rubrica “Fotografia e cinema” sui prossimi numeri de Il Fotografo.

NO COMMENTS

Leave a Reply