Cominciamo con Vasco Rossi

Il grande rocker italiano risponde alle nostre domande


Efrem Raimondi dice che a lei non piace farsi ritrarre e che, se proprio lo deve fare,
lo fa soltanto con due o tre fotografi.
Perché non le piace essere fotografato? Cos’hanno di speciale i fotografi con i quali ha lavorato?

Considerato che farmi fotografare mi innervosisce e mi indispone, è necessario che il fotografo riesca a coinvolgermi, sia molto sveglio, svelto e abbia le idee chiare. Con Efrem ci siamo sempre capiti subito. Lo stimo molto anche come persona.

…<FARMI FOTOGRAFARE MI INNERVOSISCE E MIINDISPONE. E ́ NECESSARIO CHE IL FOTOGRAFO ́ SIA MOLTO SVEGLIO, SVELTO E ABBIA LE IDEE CHIARE. CON EFREM CI SIAMO SEMPRE CAPITI SUBITO>…Vasco Rossi

Abbiamo guardato con interesse il libro Tabularasa. Sono fotografie bellissime. Immagini che si distaccano dall’idea della rockstar e ci raccontano l’uomo. La sua interiorità.
Che effetto le ha fatto guardare quel libro? Ha collaborato alla scelta delle fotografie?
L’ho trovato molto bello. Non ho collaborato alla scelta delle foto. Hanno fatto tutto loro.
Del resto Efrem e Toni sono due fuoriclasse. Non poteva che nascere un capolavoro.


Le fotografie delle copertine dei suoi dischi le sceglie da solo, si fa consigliare? Ne parla con i fotografi?

Da anni, forse decenni, è Arturo Bertusi l’ideatore delle copertine dei miei album. Di solito arriva con un’idea che, se ci convince, comincia a realizzare sotto la supervisione di Fini coordinando le varie esigenze grafiche e artistiche.
Il risultato è un lavoro nel quale svolgo soprattutto l’attività di… “modello”.


vasco1Lei scatta fotografie? Di che tipo? Le raccoglie in album, le usa sui social network?

Sono stato un grande appassionato di fotografia. Da ragazzo stampavo rullini in improvvisate camere oscure. Poi ho continuato con tutti i tipi di device fino al cellulare. Oggi scatto foto continuamente,
le raccolgo sul computer e mi diverto a riguardarle per il piacere di rivivere i momenti passati.
Per quanto riguarda i social …passerò alla storia come il padre dei “clippini”!?

Ha delle fotografie appese in casa sua? Di che tipo? Foto di ricordi? Fotografie d’autore?
Non ho molte foto appese. Amo le pareti bianche che rilassano la mente e non interferiscono con la mia immaginazione.

 

Incontriamo Efrem Raimondi

nel suo studio a pochi passi da Milano e lui comincia il suo racconto. «Vuoi venire con me in America»? Era Tania Sachs al telefono… ottobre 2000. Ho pensato a uno scherzo e ho riat- taccato. Non sapevo che Tania fosse la responsabile della comunicazione di Vasco Rossi e che non stesse scherzando per niente. Così è iniziata per me questa fantastica e complessa scorribanda iconografica nella Vasco Zone. Non complicata… complessa. Perché fotografare Vasco non è facile. Innanzitutto sono dovuto partire per Los Angeles, io che non amo viaggiare se non in macchina… passi anche il treno, ma solo se ho poco bagaglio…

vasco3

È così che inizia l’avventura fotografica di Efrem Raimondi con Vasco Rossi: con un equivoco che, per fortuna, si risolve ma che si ripete appena sbarcati a Los Angeles.
Affitto uno studio poco convenzionale rispetto ai nostri standard… splendido!
E, mentre facciamo una chiacchiera pre- liminare, Vasco mi dice: «Io odio essere fotografato». Perfetto, io odio fotografare! E adesso? Visto che abbiamo fatto undicimila chilometri per trovarci qui, cosa facciamo? Così iniziamo a lavorare. Atmosfera rilassata e piacevole.

…<IO ODIO ESSERE FOTOGRAFATO>, ESORDISCE VASCO. PERFETTO, IO ODIO FOTOGRAFARE! E ADESSO? VISTO CHE ABBIAMO FATTO UNDICIMILA CHILOMETRI PER TROVARCI QUI, COSA FACCIAMO? COSI INIZIAMO A LAVORARE… Efrem Raimondi

Los Angeles era nel 2000 e da quel momento a oggi tu e Vasco avete fatto coppia fissa. Nel 2001 fai una mostra alla galleria di Grazia Neri a Milano. Ricordo un pezzo di
Luzzato Fegiz che, in quell’occasione, non scrive solo di musica ma anche di te e di Vasco, in senso fotografico.
È stata un’esperienza indimenticabile. Per presentare l’album Stupido Hotel decidiamo di organizzare una mostra. Quel giorno, fuori dalla galleria, ci saranno state duemila persone. Problemi di ordine pubblico con i fan, traffico bloccato. La gente non riesce a entrare. I giornalisti sono appollaiati uno sull’altro per strappare un’intervista a Vasco. Intorno, le mie fotografie: bianco e nero, colore e polaroid ingrandite. Alla fine siamo costretti a denunciare un furto. Qualcuno ha rubato tre fotografie… mica piccole. Addirittura del formato 40/60 montate su alluminio. Letteralmente strappate dal muro. Il giorno dopo siamo su tutti i giornali. L’album di Vasco è stupendo. Il contorno (le foto, la mostra, il furto) pure. Ecco perché Luzzato Fegiz, in quel suo pezzo, scrive anche di fotografia.

Vasco ha imparato ad amare la fotografia? Com’è il vostro rapporto?
L’esperienza con Vasco è adrenalinica, di quelle che segnano. Il libro Tabularasa, ven- tisette anni con Vasco Rossi e realizzato a quattro mani con Toni Thorimbert, ne è la testimonianza più forte. Certe immagini
ti accompagnano sempre. Alcune accompagnano più persone, anche quelle che sono tra loro estranee. È la fotografia. Quel- la roba che ha la capacità di trascendere il tempo e la sua precarietà, che regala souvenir diversi. Come certe canzoni. Adesso ci conosciamo bene. C’è affetto e stima reciproca. Una volta, proprio all’inizio, parlando con mia moglie, Vasco ha detto: «Mi piace tuo marito. Quando lavora suda».
È, francamente, la cosa più originale e inaspettata che mi sia mai sentito dire. E mi piace.

Vuoi venire con me in America?
Meno male che Tania ha richiamato!