A tu per tu con Efrem Raimondi

Una carriera eccezionale iniziata nel 1983. Efrem Raimondi ha pubblicato per le maggiori riviste italiane e internazionali, da Stern a GQ, da Rolling Stone a Vanity Fair. Famosi i suoi ritratti a personaggi della cultura, dell’arte, della politica e dello spettacolo.
 Al ritratto affianca un lavoro di ricerca artistica sul paesaggio. 
Nel 2012 ha pubblicato, con Toni Thorimbert, il libro Tabularasa per Mondadori: 27 anni di fotografia con Vasco Rossi. 
È stato membro, unico italiano, dell’Hasselblad Master Jury. Nel suo studio a pochi passi da Milano comincia il suo racconto. “Sono passati diciasette anni da quando rispondendo al telefono mi sono sentito chiedere: «Vuoi venire con me in America»? Era Tania Sachs. Ho pensato a uno scherzo e ho riattaccato. Non sapevo che Tania fosse la responsabile della comunicazione di Vasco Rossi e che non stesse scherzando per niente. Per fortuna ha richiamato…

Così è iniziata per me la fantastica e complessa scorribanda iconografica nella Vasco Zone. Non complicata, complessa. Perché fotografare Vasco non è facile. Innanzitutto sono dovuto partire per Los Angeles, io che non amo viaggiare se non in macchina, passi anche il treno, ma solo se ho poco bagaglio. Affitto uno studio poco convenzionale rispetto ai nostri standard… splendido! E, mentre facciamo una chiacchiera preliminare, Vasco mi dice: «Io odio essere fotografato». Perfetto, io odio fotografare! E adesso? Visto che abbiamo fatto undicimila chilometri per trovarci qui, cosa facciamo? Così iniziamo a lavorare. Atmosfera rilassata e piacevole. È stata un’esperienza indimenticabile.

Per presentare l’album Stupido Hotel decidemmo di organizzare una mostra. Quel giorno, fuori dalla galleria, ci saranno state duemila persone. Problemi di ordine pubblico con i fan, traffico bloccato. La gente non riesce a entrare. I giornalisti sono appollaiati uno sull’altro per strappare un’intervista a Vasco. Intorno, le mie fotografie: bianco e nero, colore e polaroid ingrandite. Alla fine siamo costretti a denunciare un furto. Qualcuno ha rubato tre fotografie… mica piccole. Addirittura del formato 40×60 montate su alluminio. Letteralmente strappate dal muro. Il giorno dopo siamo su tutti i giornali. L’album di Vasco è stupendo. Il contorno (le foto, la mostra, il furto) pure. Ecco perché Luzzato Fegiz, in quel suo pezzo, scrive anche di fotografia.L’esperienza con Vasco è adrenalinica, di quelle che segnano. Il libro Tabularasa, ventisette anni con Vasco Rossi e realizzato a quattro mani con Toni Thorimbert, ne è la testimonianza più forte. Certe immagini ti accompagnano sempre. Alcune accompagnano più persone, anche quelle che sono tra loro estranee.È la fotografia. Quella roba che ha la capacità di trascendere il tempo e la sua precarietà, che regala souvenir diversi. Come certe canzoni. Adesso ci conosciamo bene. C’è affetto e stima reciproca. Una volta, proprio all’inizio, parlando con mia moglie, Vasco le ha detto: «Mi piace tuo marito. Quando lavora suda». È, francamente, la cosa più originale e inaspettata che mi sia mai sentito dire. E mi piace.

 

Quattro domande a Vasco


vasco1Efrem dice che non ti piace essere fotografato e che, se proprio lo devi fare, soltanto con due o tre fotografi.
Considerato che farmi fotografare mi innervosisce e mi indispone, è necessario che il fotografo riesca a coinvolgermi, sia molto sveglio, svelto e abbia le idee chiare. Con Efrem ci siamo sempre capiti subito. Lo stimo molto anche come persona.

Nell’ormai celebre libro Tabularasa, le immagini si distaccano dall’idea della rockstar e ci raccontano l’uomo. Che effetto ti fa guardare quel libro? 
L’ho trovato molto bello. Non ho collaborato alla scelta delle foto. Hanno fatto tutto loro. Del resto Efrem e Toni sono due fuoriclasse. Non poteva che nascere un capolavoro.

Le fotografie delle copertine dei dischi le scegli da solo? 
Da anni, forse decenni, è Arturo Bertusi l’ideatore delle copertine dei miei album. Di solito arriva con un’idea che, se ci convince, comincia a realizzare sotto la supervisione di Fini coordinando le varie esigenze grafiche e artistiche. Il risultato è un lavoro nel quale svolgo soprattutto l’attività di… “modello”.

Vasco Fotografa?
Sono stato un grande appassionato di fotografia. Da ragazzo stampavo rullini in improvvisate camere oscure. Poi ho continuato con tutti i tipi di apparecchi fino al cellulare. Oggi scatto foto continuamente, le raccolgo sul computer e mi diverto a riguardarle per il piacere di rivivere i momenti passati. Per quanto riguarda i social …passerò alla storia come il padre dei “clippini”!

Hai fotografie appese in casa sua? 
Non ho molte foto appese. Amo le pareti bianche che rilassano la mente e non interferiscono con la mia immaginazione.