Dal 25 maggio in scena “El Ultimo Cielo”, l’installazione fotografica realizzata da Giulio Ceppi e promossa da Politecnico e Triennale di Milano nell’ambito del primo progetto di interscambio culturale tra Italia e Cuba.



Le opere d’arte sublimano i sentimenti, le pulsione e spesso anche i sogni di chi le crea. “El Ultimo Cielo”, l’installazione che sarà inaugurata alla Triennale di Milano il 24 maggio (in calendario fino al 4 giugno) rispecchia il “sogno” di Giulio Ceppi, architetto, designer, docente al Politecnico di Milano, fondatore di Total Tool, società di visioning e design strategy con sedi a Milano e Buenos Aires.

Tutto nasce un paio di anni fa, durante un viaggio a Cuba. Scattando una serie di fotografie a La Habana Vieja “con una Pentax 645 su pellicola diapositiva, ho percepito il senso di nostalgia perenne che avvolge la città e, insieme, il bisogno di rompere quell’isolamento”, racconta Ceppi. “Volevo che quell’Ultimo Cielo, che mi appariva puro e pulito, perfetto e immobile, parlasse con altri cieli. Altrove, ovunque”.

Oggi, grazie al supporto del Politecnico e della Triennale di Milano, il cielo di La Habana diventa protagonista del primo progetto di interscambio sul design e la cultura tra Italia e Cuba. Un progetto che ruota intorno all’installazione “El Ultimo Cielo”: 30 foto scattate da Giulio Ceppi e montate su altrettante scatole originali di sigari cubani, che pendono sospese nello spazio “creando una prospettiva verso l’alto che ricerca, tra le aperture di architetture devastate dal tempo e dalla storia, un pezzo di cielo azzurro e luminoso”, spiega Dermis Leon che ha curato la mostra.

Le 30 opere che compongono l’installazione, verranno messe all’asta singolarmente in collaborazione con Finarte fino al 30 giugno. Il ricavato “consentirà a un primo gruppo di studenti dell’Instituto Superior de Disegno de Cuba di venire a Milano. Questo progetto offre la possibilità di ripensare al Design attraverso la sostenibilità e  valutare le possibilità che Cuba offre per un pensiero ‘pulito e non contaminato’ dalle logiche della globalizzazione”, spiega Ana Pedroso responsabile di Cubeart, l’associazione culturale no profit per la promozione dell’arte e della cultura, che coordina il progetto.


NO COMMENTS

Leave a Reply