di Michela Frontino


La modernità ci offre la possibilità di affermare la nostra identità. La modernità al contempo riesce ad anteporre rigide restrizioni al nostro labile io […]. Come in una camera oscura la luce di queste foto viene lentamente svelata, adagio viene svelata anche la parte più intima della psiche umana.



Sin dall’introduzione al suo lavoro, Federica Aleo porta l’attenzione al tema dell’identità che spesso si perde nel fermento della vita di ogni giorno. Simbolo di tale dispersione è la donna che non si riconosce nell’immagine che la società contemporanea le conferisce e che sceglie di ritrarsi in un modo inedito e personale. Ecco allora il senso di una riflessione che prende corpo in una serie fotografica in cui la donna rivela, solo in parte, il proprio essere e la propria figura lasciando liberare, nel gioco del momento, il lato più sincero di se stessa. il soggetto ritratto nasconde il proprio volto, si copre gli occhi e le labbra, come se volesse mostrare a tratti la propria identità.

La messa in scena della sincerità e della libertà espressiva dell’essere umano avviene nell’uso di un bianco e nero secco e tagliente. Di sicuro interesse, oltre al gesto comunicativo che accompagna ogni immagine, risulta lo stile fotografico e la scelta espressiva. L’uso del bianco e nero si rivela appropriato quando l’intenzione è di uscire dalla contingenza, di esaltare la riflessione, l’investigazione del sé, il dialogo con il lettore e i diversi aspetti che compongono la persona, non ultimo la dimensione pubblica e privata. L’autrice ha scelto di affrontare la ricerca usando dei toni accentati per quanto riguarda la soluzione estetico-espressiva.
Mi chiedo se la scelta di una luce meno intensa avrebbe reso più intima l’intera serie. L’idea progettuale così ben espressa dall’autrice, tende a perdersi nei bianchi abbaglianti che non mostrano l’imperfezione, occultandola in un’immagine di una bellezza quasi idealizzata.

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