Durante Adobe MAX 2016, l’annuale super convention made in USA che presenta novità e progetti firmati dalla società di San Jose, ha suscitato non poco clamore l’annuncio di Project VoCo, ovvero il software che è già stato soprannominato il “Photoshop per la voce”.

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VoCo è la dimostrazione che in casa Adobe l’interesse della divisione ricerca & sviluppo non si ferma ai tradizionali settori della post-produzione fotografica e video, per i quale è diventata celebre, e si spinge verso ambiti decisamente… stimolanti.

VoCo promette di rivoluzionare il settore dell’editing dell’audio, infatti non si tratta di un semplice programma di sintesi vocale, ma esplora nuove strade nella direzione della conversione vocale evoluta. Bastano infatti 20 minuti di campione di una voce perché il software analizzi timbro, pronuncia, cadenza e la riproduca perfettamente scomponendola in fonemi base da utilizzare per creare nuove tracce audio. In pratica, una volta memorizzata la mappatura di un modello vocale, la possiamo utilizzare a piacere per generare nuovi brani audio semplicemente scrivendo nell’interfaccia di gestione le frasi che devono essere pronunciate.

Il nuovo software, senza dubbio, diventerà in breve uno strumento essenziale per chiunque si occupi di produzioni multimediali. Gli utilizzi potenziali sono infiniti: ad esempio, se abbiamo realizzato un video o un file sonoro e parte di un dialogo non ci soddisfa o ci siamo dimenticati qualche contenuto, basta scrivere il testo rivisto e corretto e rimontare l’audio applicando le tracce aggiuntive senza necessità di registrare da capo live  l’intero clip oppure organizzare una sessione aggiuntiva di doppiaggio.

La tecnologia è straordinaria ma apre ulteriori inquietanti perplessità: da oggi, in maniera ancora più marcata di quanto avviene per le fotografie, dovremo essere guardinghi e fidarci con riserva di quello che sentiremo in radio, alla Tv o al telefono, perché le manipolazioni saranno semplicissime da realizzare.

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