Sergio MAGNI – Il fotografo che insegnava a fotografare

Spazio espositivo di Villa Marazzi Via Dante, 47 – Cesano Boscone (MI)

Apertura della Mostra dal 4 al 18 dicembre 2016

Venerdì: dalle 17.00 alle 19.00
Sabato e Domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17,00 alle 19,00

Ingresso libero


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Sergio Magni (1932-2015) è stato uno dei personaggi più importanti della scena fotografica milanese e italiana.
Smise di fotografare a 40 anni, rinunciando a una brillante carriera di osservatore attento della realtà, per vestire i panni dell’insegnante che vuole far capire l’essenza del comunicare, del “fare comune”. “La fotografia non è “un clic” ma un linguaggio in entrata e in uscita, in dare e in avere”. Nessuno come lui ha girato l’Italia cercando di focalizzare l’attenzione dei fotografi sull’importanza della lettura dell’immagine e di conseguenza su un modo consapevole di osservarla e realizzarla. Affascinato dalle teorie sulla fotografia e sulla “lettura strutturale dell’immagine” che veniva elaborando in quegli anni Nazareno Taddei, gesuita, esperto di comunicazione sociale e di massa, Magni decide di rielaborarle e di renderle fruibili ad un vasto pubblico, presentandole in forma essenziale e discorsiva. Nascono così le sue “lezioni” (lui non amava definirle tali) sulla lettura dell’immagine e, in un secondo tempo, sulla valutazione della stessa. Lo strepitoso successo di queste sue serate presso i Circoli Fotografici è dovuto alla sua capacità di divulgatore attentissimo al significato dei termini utilizzati, che amava definire in modo semplice e preciso e dalla logica stringente con cui riusciva a concatenare le idee. Riusciva a stimolare l’attenzione del pubblico, anche quando introduceva concetti non facili di linguistica e comunicazione, utilizzando un linguaggio scorrevole e spesso ironico.


Iscritto al Circolo Fotografico Milanese dal 1971, nel 1973 è stato uno dei primi Insigniti dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) con l’Onorificenza di Benemerito della Fotografia Italiana. Dal 1974 al 1978 ha ricoperto l’incarico di Delegato FIAF per Milano e Provincia. Nel 1980 ha ricevuto l’Onorificenza Internazionale ESFIAP. E’ stato Vicepresidente della FIAF dal 1988 al 1990, Direttore del Dipartimento Attività Culturali dal 1988 al 1999, Segretario e poi Presidente del Circolo Fotografico Milanese. Ha ricevuto l’Onorificenza di Seminatore FIAF nel 1994 e di Encomiabile della Fotografia Italiana nel 2010. A lui si deve la pubblicazione dei due quaderni intitolati ‘Un modo per leggere fotografie’ e ’Corso di fotografia per principianti’, divenuti autentici punti di riferimento per la divulgazione del linguaggio fotografico.

È stato redattore di ‘Fotoit’ e coautore dei libri “Leggere fotografia” e “Seminario DAC per giurati”.


In questa mostra, e sul volume che l’accompagna, si pone l’attenzione sul Magni fotografo. Cresciuto fotograficamente nella Milano degli anni ’60, è stato sicuramente influenzato da una corrente importante dell’ambiente fotografico milanese, quella che, messa in disparte l’estetica dei concorsi fotografici tradizionali, volgeva la sua attenzione alla documentazione del nostro paese e di Milano in particolare.
Le sue non sono immagini realizzate alla ricerca del “bello fotografico”; senza tralasciare l’accuratezza della ripresa, sono fatte per divenire testimonianza di un fatto reale. Come nella sua produzione successiva, Sergio lavora per temi.
Con l’eccezione di quelli che hanno per oggetto New York, realizzati nel 1972, i suoi lavori vedono come protagonista Milano, una metropoli in cambiamento, colma di contraddizioni e proprio per questo degna di essere fissata dai suoi scatti per offrirne futura memoria.
Nascono così nei primi anni ’70 mostre come “Strade diverse”, che mette a confronto luoghi e personaggi del popolare corso Garibaldi con quelli del signorile corso Vittorio Emanuele, o “Milano amara”, dove leggiamo i segni di una città molto diversa dallo stereotipo della ricca capitale industriale d’Italia che ritroviamo nella serie “Milano bene”.
Un’altra tematica affrontata in due lavori realizzati nel ’63 e nel ’68 è quella del primo maggio, dove accanto alle foto ”ufficiali” dei comizi e dei cortei convivono scorci significativi della gente che partecipa alle manifestazioni.

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