Intervista a cura di Alessandro Curti


Close up di frammenti intatti degli scafi accatastati nel cimitero delle barche di Lampedusa, stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno delle barche stesse. Abbiamo intervistato Jacopo Di Cera per andare a scoprire a fondo il suo lavoro e i suoi profondi significati.


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Isola #1, Fino alla fine del mare, stampa su legno, 70 x 50, 2015

Partiamo dalle origini: come nasce l’idea di questo progetto e cosa vuole raccontare?

“Fino alla fine del mare” nasce a Lampedusa. Racconta di un viaggio figurato e metaforico composto da trenta immagini a colori dei frammenti degli scafi nel cimitero delle barche che si trova sull’isola, stampate in alta definizione alcune direttamente su pezzi di legno delle barche stesse. Ho iniziato questo progetto circa due anni fa, la prima volta che sono stato a Lampedusa. Mi sono imbattuto nell’area vicino al porto dove vi erano numerosi barconi accatastati e abbandonati in quella che era una sorta di “cimitero delle barche” famoso anche per la foto scattata dall’elicottero da Massimo Sestini che ne ha catturato l’angoscia e la tristezza.


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Isola #4, Fino alla fine del mare, stampa su legno, 40 x 30, 2015

Profondamente toccato da questa immagine, mi sono avventurato tra i relitti, mentre nasceva poco a poco dentro di me un fortissimo legame con il contesto, un’energia nuova. Dall’esterno potevano sembrare solo delle vecchie barche accatastate ma attorno a questi semplici pezzi di legno vi erano una serie di elementi grafici e cromatici che hanno attirato molto la mia attenzione. Man mano che mi avvicinavo, questi elementi seppure profondamente astratti iniziavano a raccontare storie, a portarmi verso associazioni visive che raccontano di cronaca e del nostro contemporaneo. Il primo impatto che ho avuto è che questi pezzi di legno si ispirassero ad opere d’arte preesistenti come quelle di Mark Rothko o Yves Klein. La sera riguardando gli scatti mi sono subito reso conto che attraverso queste immagini si poteva raccontare una storia, la storia di un viaggio, fatto di lotta, speranza, angoscia, legami rotti e ritorno. Il viaggio del migrante. L’obiettivo è quello di parlare in maniera nuova, attraverso l’astrattismo e la contestualizzazione data dal supporto di legno e dalla resina, di un tema tanto caldo  quanto importante che è l’immigrazione non solo per l’Italia ma per l’Europa intera.  Sono ritornato a Lampedusa altre volte per completare il lavoro, anche in pieno inverno. E il fascino, la solitudine e la malinconia dell’isola mi hanno conquistato definitivamente.


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Lotta #2, Fino alla fine del mare, stampa su carta, 40 x 30, 2015

Raccontaci la tua scelta stilistica fra astratto, tonalità differenti, mare, sfumature…

Il progetto è composto da trenta immagini fortemente astratte. La volontà è lasciare l’osservatore libero di pensare attorno a questo tema molto importante e di attualità. Livero di lasciarsi portare dalle emozioni e sensazioni che queste immagini possono suggerire. La scelta di evitare qualsiasi elemento riconducibile all’umano è una scelta per non condizionare l’osservatore e limitarlo quindi nel proprio pensiero. Colori e forme sono gli elementi che guidano il percorso, nient’altro.


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Viaggio #4, Fino alla fine del mare,stampa su legno, 40 x 30, 2015

Il progetto fotografico è stato stampato direttamente sul legno e reso unico dall’applicazione di resina per un effetto ‘acquoso‘. Legno e resina sono gli elementi che ricontestualizzano il percorso. Lo riportano all’origine, al mare e alla barca e quindi al viaggio stesso. Il legno rappresenta il materiale-simbolo naturale del progetto ma la scelta è stata una grandissima sfida; per molti mesi abbamo fatto prove per capire quale fosse il supporto migliore per rappresentare queste fotografie,  immagini forti e intense dal punto di vista cromatico e con una composizione molto particolare. Successivamente, una volta scelto il legno come principale materiale,  sono trascorsi ulteriori mesi in cui abbiamo studiato accuratamente i vari tipi di legno in modo da selezionare quello che assorbisse i colori nella maniera più naturale e corretta possibile e che al tempo stesso rappresentasse il più possibile  il legno delle barche di Lampedusa. Siamo passati dai faggi, ai pioppi, agli abeti a qualsiasi tipo di elemento che più si avvicinasse a questo effetto e alla fine siamo riusciti a trovare la giusta soluzione.

Per rendere le foto delle opere uniche, ho poi applicato manualmente della resina sulle stampe, creando un effetto lucido che ricorda l’acqua. La superficie del legno, non trattata, e tutte le applicazioni manuali realizzate direttamente da me rendono ogni singola fotografia un’opera d’arte unica.


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Legame #2, Fino alla fine del mare, stampa su legno, 40 x 30, 2015

Quali identità hai voluro raccontare e come ti sei approciato a questo tema delicato e di forte attualità?

In questo nuovo lavoro ho voluto raccontare attraverso forme e cromatismi l’errare dell’uomo, narrare una storia attraverso elementi grafici e artistici.

Ho provato a cercare una modalità di utilizzo della fotografia originale per mostrare come solo con il colore e la forma si possano regalare meravigliose associazioni visive che spuntano dalla nostra memoria, creando un’archeologia visuale la quale attinge dal nostro presente e dal nostro passato, da fatti di cronaca che raccontano il nostro contemporaneo.

L’arte per me è sempre stata energia, un’energia che dona speranza. Le barche abbandonate e deteriorate che portano intrinsecamente con sé una storia mi hanno ispirato artisticamente sin dall’inizio.  Probabilmente per la maggior parte delle persone queste barche trasmettono un sentimento  di morte o di tristezza, in realtà io ci ho visto grande speranza; in questi pezzi di legno ho sentito  un cuore pulsante. Sono riuscito a trovare una energia immensa.


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Salvezza #2, Fino alla fine del mare, stampa su legno, 40 x 30, 2015

Progetti per il futuro?

La mostra è stata presentata la prima volta al MIA photo Fair ad aprile ottenendo un grande successo sia dal pubblico della fiera, sia dalla critica.

Dopo Milano siamo stati ospiti un mese a Roma presso Palazzo Velli nel centro di Trastevere; successivamente siamo approdati al festival internazionale della fotografia di Arles “Les Rencontres” ospiti della Mamo Gallery . In seguito il progetto è stato richiesto dal Festival “Convivere” a Carrara fino ad approdare al PAN di Napoli per tutto il mese di settembre ed ottobre. Dopo il PAN saremo a Paris Photo.

Ma il viaggio non finisce qui, siamo infatti stati recentemente contattati per presentare il progetto alla Biennale di Venezia nel 2017.

E’ stato un percorso fino ad oggi fantastico che mi ha permesso di portare il progetto dietro a queste foto, a queste opere, in giro per diverse città e paesi, incontrando persone fantastiche con cui condividere sentimenti e pensieri.


Link utili:

Jacopo di Cera: “Fino alla Fine del Mare” in mostra al PAN di Napoli

Jacopodicera.it

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