5 – 16 NOVEMBRE 2016
JAZZMI – BASE – MILANO
INAUGURAZIONE (APERTA AL PUBBLICO) IL 4 NOVEMBRE DALLE 19.00
CON “SWING, BOP & FREE” ROBERTO POLILLO
RACCONTA IL JAZZ DEGLI ANNI ’60 E RICORDA IL PADRE ARRIGO, IL PIÙ FAMOSO STORICO DEL JAZZ IN ITALIA


Nell’ambito di JazzMi, al Base di Milano Roberto Polillo mette in mostra il Jazz degli anni ’60 in onore del padre Arrigo, direttore per decenni della rivista Musica Jazz e autore della più famosa storia del jazz scritta nel nostro paese. A commissionargli le immagini era lo stesso padre, organizzatore anche dei più importanti concerti jazz dell’epoca, per il quale Polillo ritrasse i musicisti di passaggio in Italia dal 1962 al 1974. Composta di circa 100 immagini, tratta in parte dall’omonimo libro edito dalla Marco Polillo Editore, la mostra racconta quella che è considerata l’età dell’oro della musica Jazz, il periodo in cui erano ancora attivi sia coloro che avevano codificato il genere, come Louis Armstrong e Duke Ellington, sia coloro che l’avrebbero completamente rivoluzionato e stravolto, come Miles Davis, Charles Mingus e John Coltrane. Autore del testo introduttivo è Francesco Martinelli, Direttore del Centro Studi “Arrigo Polillo”, Sezione Ricerca della Fondazione Siena Jazz.


 
Nelle immagini da sinistra a destra, dall’alto in basso: Abbey Lincoln, Milano, 1964; Ella Fitzgerald, Milano, 1968; Marion Williams, Juan-les-Pins, 1965; Sarah Vaughan, Lecco, 1967; John Coltrane, Milano, 1962; Thelonious Monk con la moglie Nellie, Milano, 1964; Louis Armstrong, Juan-les-Pins, 1967


Al Base di Milano di via Bergognone 34, nell’ambito di JazzMi (www.jazzmi.it), inaugura il 4 novembre dalle 19.00 la mostra fotografica “Swing, bop e free. Il Jazz degli anni ‘60”, tratta in parte dall’omonimo libro stampato nel 2006 dalla Marco Polillo Editore e dedicata da Roberto Polillo, autore delle immagini, alla memoria del padre Arrigo. In programma fino al 16 novembre 2016, l’esposizione mette in scena l’epoca più gloriosa e celebrata della musica Jazz con più di 100 foto realizzate tra il 1962 e il 1974 in un centinaio di concerti, svoltisi principalmente in Italia, Svizzera e sulla Costa Azzurra. A commissionargli i servizi fotografici era lo stesso padre, direttore per decenni della rivista Musica Jazz, autore della più famosa e ristampata storia del jazz pubblicata in Italia, e organizzatore nel dopoguerra dei concerti che portarono per la prima volta in italia i più importanti musicisti jazz dell’epoca.


Compito di Roberto Polillo, appena sedicenne agli inizi della sua avventura fotografica, era quello di ritrarli quando arrivano in aereo e di seguirli prima, durante e dopo le performance, quando da personaggi pubblici rientravano nella loro dimensione privata. Lo faceva con una disinvoltura sorprendente, vestendo con talento nello stesso tempo i panni del fotoreporter e quelli del ritrattista. Ha accumulato così nel corso degli anni una serie di immagini di forte impatto estetico, capaci in un attimo di rievocare tutte le suggestioni di un’epoca irripetibile, che ha rappresentato nello stesso tempo l’apice e l’inizio della fine della storia del jazz. Come spiega Francesco Martinelli, il Direttore del Centro Studi “Arrigo Polillo”, Sezione Ricerca della Fondazione Siena Jazz e autore del testo introduttivo sia del libro che della mostra.


“Le fotografie di Roberto Polillo – infatti sottolinea – hanno colto quella che è stata giustamente definita l’ultima età dell’oro del jazz, un periodo di straordinaria fertilità in cui erano ancora attivi i musicisti che hanno definito le coordinate storiche di questa musica – Armstrong e Duke Ellington con le loro orchestre – e allo stesso tempo operavano Miles Davis, Charles Mingus, John Coltrane: coloro che dall’interno hanno operato quell’eversione stilistica che ha trasformato il jazz in un movimento policentrico e multistilistico impossibile da chiudere in una definizione, tanto distanti sembrano le sue ali. Per fornire una approssimata periodizzazione, il decennio chiave è quello simbolicamente delimitato dal 1959 – l’anno di Kind of Blue e dell’esplosione del free jazz con l’arrivo di Ornette Coleman a New York – e dal 1969, segnato tra le altre cose dalla svolta “elettrica” di Miles con la registrazione di Bitches’ Brew da parte di un gruppo che magistralmente integra il jazz modale post-coltraniano, il free e il funk”.


Roberto Polillo nel 1974 abbandona la fotografia per dedicarsi all’informatica, diventando uno dei pionieri della nuova e rivoluzionaria disciplina sia in ambito universitario che imprenditoriale. Riprende a fotografare solo una decina di anni fa avviando una ricerca personale nell’ambito della fotografia fine art realizzata con tecnologia digitale che lo avvicina soprattutto al movimento artistico ICM – Intentional Camera Movement di cui oggi è un importante esponente in Italia (fino al 13 novembre alla Fondazione Stelline è esposta “Visions of Venice”, mostra interamente realizzata con tecnica ICM). Ma le sue foto degli anni ’60, entrate ormai nella storia della fotografia di spettacolo, continuano ancora a raccontare la storia del jazz, sia perché esposte in numerose mostre personali, sia perché utilizzate di continuo in riviste (in particolare sui mensili Musica Jazz e JazzIt), libri, CD e magazine online. Infine una sua mostra è in esposizione permanente alla Fondazione Jazz di Siena.

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