di Enrico Ratto


Il 22 ottobre nasce a Budapest Endre Friedmann, Robert Capa, considerato il più leggendario fotografo di guerra. La sua fotografia del “miliziano morente” non ha mai smesso di fare discutere.


© Robert Capa / Magnum Photos
© Robert Capa / Magnum Photos

Sono passati ottant’anni e la vicenda del miliziano di Robert Capa resta una delle storie più affascinanti della fotografia. Non è tanto la cronaca in sé ad accendere le discussioni tra lettori, appassionati e addetti ai lavori, ma tutta la teoria sul mestiere del fotografo che questa foto ha scatenato.


La domanda sul Miliziano di Capa è molto semplice: quella foto è stata davvero scattata a Cordoba, nel 1936, nell’istante in cui un soldato dell’esercito repubblicano viene colpito a morte da un proiettile franchista? O è tutta una messa in scena? Insomma, quella foto è vera o è una ricostruzione?


Chi ha conosciuto Robert Capa e chi ha studiato la fotografia ha risolto ogni dubbio: quel fatto è realmente accaduto.
Ma per molti è stata l’occasione per introdurre una terza via tra i campi di battaglia, una possibilità che ha molto a che fare con l’etica: quando si documenta un combattimento non sempre esiste solo il vero o il falso, esiste anche il verosimile. Molte delle domande degli ultimi anni riguardo il mestiere del fotoreporter, ruotano proprio intorno a questo tema.


Una sintesi è contenuta in una conversazione tra Frank Horvat e Marc Riboud.
Frank Horvat: Prendiamo il caso del miliziano colpito a morte, nella foto di Capa. Certi hanno sostenuto che fu una messa in scena.
Marc Riboud: È falso. Robert Capa non avrebbe imbrogliato.
Frank Horvat: Lo credo anch’io. Ma lasciami fare l’ipotesi: se questa foto fosse stata messa in scena, mostrerebbe una realtà della guerra che corrisponde, effettivamente, alle osservazioni di Capa. Che ci sarebbe di male?
Marc Riboud: Io non la chiamerei una messa in scena, ma una truffa.


Ma d’altra parte, il leggendario photo editor di Life, John G. Morris, grande amico di Robert Capa e referente a Londra quando i negativi del D Day di Capa vennero distrutti in fase di sviluppo, non ha mai avuto dubbi su quella foto.
“Capa non mi parlò mai di quella foto, ma posso capire la sua reticenza” scrive John Morris in un lungo articolo “Chi vorrebbe farsi una reputazione a causa della sfortunata morte di un compagno? Personamente non sono particolarmente interessato a stabilire le circostanze esatte in cui la foto venne scattata, il luogo esatto in cui fu realizzata, il nome dell’uomo che morì. Io credo nell’integrità di quella foto, e nell’integrità di Robert Capa”. 


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