Il carcere di massima sicurezza di Ferrara, i detenuti, le loro storie e la voglia di costruire nuovi progetti creativi. Andiamo a scoprire insieme il lavoro sviluppato dal giovane fotografo napoletano Cristiano Lega.

Per il suo lavoro Cristiano ha affiancato un laboratorio teatrale, presente da diversi anni all’interno di questa struttura detentiva.

Con umiltà si è avvicinato ai detenuti che partecipavano a questo progetto. Ha cominciato a conoscerli, ad interessarsi alle relazioni con loro e a guardarli sotto una luce inaspettata. Per lui sono diventati prima di tutto uomini,  anime in cui si mescolano il bene e il male, a tal punto che più li si conosce più diventa difficile esprimere un giudizio.

La diffidenza iniziale si è presto sciolta, i detenuti stessi si sono avvicinati a lui. Stupiti e affascinati, non potevano credere di essere oggetto di tanto interesse, di divenire il soggetto dei suoi scatti.

Se all’inizio provare a raccontare questa strana realtà con delle immagini sembrava una difficile impresa, si è presto tramutata in qualcosa di naturale, una volta abbattuti muri e barriere.

Il lavoro, durato diversi mesi,  si è concluso con una rappresentazione speciale. I detenuti sono stati condotti nel salotto buono della città, il Teatro Comunale, per rappresentare la loro versione della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

La forza e la bellezza di questo reportage fotografico risiedono proprio nella rivelazione di un mondo nascosto. Un mondo difficile da immaginare, troppo spesso accompagnato solo da fantasie irrealistiche e preconcetti. Uomini che vivono la loro esistenza isolati da tutto, si mostrano a noi nel tentativo di riallacciare un rapporto con la vita esterna, nello sforzo di esistere e sentirsi, almeno per qualche ora, liberi.

Dietro alti muri grigi, recinzioni di filo spinato, cubi informi e una porta troppo stretta, Cristiano ha rivelato l’umanità variegata e dimenticata che vive nelle nostre carceri.


Prove libere, uno dei detenuti ritratto mentre interpreta il suo personaggio. © Cristiano Lega
Prove libere, uno dei detenuti ritratto mentre interpreta il suo personaggio.
© Cristiano Lega

Come e quando hai deciso di realizzare questo progetto?

Questo progetto ha preso forma concretamente circa un anno e mezzo fa. Nei miei giri quotidiani mi capitava spesso di passare davanti alla Casa Circondariale di Ferrara. Ero molto affascinato dall’aspetto esteriore della struttura e mi chiedevo quali storie celasse al suo interno.
Quella porta, che conduce in una dimensione parallela alla nostra, è l’ emblema visibile e tangibile della netta separazione tra la libertà e la prigionia.
Oltre quella porta si accede alla Casa Circondariale di Ferrara, carcere di massima sicurezza di una cittadina di provincia. Dentro di me, sin da quando mi sono approcciato al mondo della fotografia, ho sempre percepito l’esigenza di raccontare qualcosa, di far emergere realtà sommerse e lavorare per sensibilizzare la gente al cambiamento. Il carcere mi ha fornito questa importante opportunità.
Non è stato semplice, devo ammettere, poter entrare in un luogo tanto chiuso ed inaccessibile. Ricordo i lunghi mesi di attesa e le richieste di permessi che parevano passare inascoltate. Poi, finalmente, sono riuscito ad essere accolto all’interno di un laboratorio teatrale attivo da diversi anni nella struttura detentiva. Anche se il mio obiettivo iniziale era un altro (volevo seguire da vicino la vita dei detenuti) devo ammettere che il laboratorio mi ha fornito un approccio al mondo del carcere diverso e privilegiato, ricco di sfumature per nulla scontate.


La porta stretta, l'ingresso della Casa Circondariale di Ferrara. © Cristiano Lega
La porta stretta, l’ingresso della Casa Circondariale di Ferrara.
© Cristiano Lega

Hai avuto difficoltà nell’entrare in rapporto con i soggetti?

Mentirei se dicessi di no, ma credo molte meno di quanto io stesso mi aspettassi. Inizialmente non mi era concesso portare con me la mia macchina fotografica. Ero un semplice spettatore. Questo mi ha permesso di concentrarmi sui detenuti che prendevano parte al laboratorio teatrale. Ci siamo studiati a vicenda. Non ne ero particolarmente intimorito, ma molto incuriosito. La stessa curiosità l’ho riscontrata da parte loro nei miei confronti. In poco tempo il ghiaccio si è sciolto, il lato umano ha sovrastato il timore e i preconcetti. Si è instaurato un legame che mi è servito a capire la realtà in cui si trovano a vivere, ed è stato fondamentale per cominciare a scattare le prime fotografie. Per me sono diventati prima di tutto uomini, nei quali si mescolano il bene e il male, a tal punto che più li si conosce più diventa difficile giudicarli.


Provare, l'intenso scambio di battute durante le prove in carcere. © Cristiano Lega
Provare, l’intenso scambio di battute durante le prove in carcere.
© Cristiano Lega

Quali sono gli obiettivi di questa iniziativa?

Come accennato precedentemente, io credo fortemente che la fotografia possa far scattare una scintilla improvvisa e portare al cambiamento. Sono convinto che con le immagini si possano smuovere le coscienze e raccontare realtà difficili ed emarginate.
Il mio obiettivo, forte di questa convinzione, era quello di portare il carcere, con le sue problematiche e contraddizioni, oltre le sue mura e le sue celle.
Grazie alla realizzazione di questo reportage, allo spettacolo teatrale tenutosi al Teatro Comunale di Ferrara, credo che l’obiettivo sia stato, almeno in parte, raggiunto.
Non voglio fermarmi qui però. Tra i miei progetti per il futuro, vorrei ampliare il mio reportage e creare un laboratorio di fotografia a cui possano prendere parte i detenuti.


La rabbia, un detenuto in cerca di libertà. © Cristiano Lega
La rabbia, un detenuto in cerca di libertà.
© Cristiano Lega

Quali sono i tuoi riferimenti fotografici?

Ho cominciato la mia formazione personale guardando ai migliori, quelli che potremo oramai definire autori “classici” quali Frank, Salgado, Cartier-Bresson, Doisneau, Ray e Scianna.
La mia passione per il Reportage, il progetto Carcere in particolare, mi ha portato a conoscere e lasciarmi ispirare dagli ottimi lavori di autori Italiani come Giampiero Corelli, Mauro D’Agati  ed in particolare dagli scatti di Valerio Bispuri, Salvatore Esposito e Vincenzo Tessarin che ammiro molto ed ho avuto il privilegio di conoscere personalmente.


Attori e non Detenuti, i detenuti finalmente attori sul palco del Teatro Comunale di Ferrara. © Cristiano Lega
Attori e non Detenuti, i detenuti finalmente attori sul palco del Teatro Comunale di Ferrara.
© Cristiano Lega

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