Immagini, potere, senza potere
Brevi pensieri sulle immagini e sui movimenti
Workshop fotografico con Tano D’Amico
26-27 agosto 2016, Piacenza


Un workshop intensivo con uno dei grandi maestri della fotografia, per riflettere insieme attraverso le immagini, per dibattere sul loro linguaggio e sul loro ruolo nella storia. Non solo fotografie, ma anche fotogrammi di film, quadri incisioni… tutto ciò che l’uomo utilizza per fermare un istante.

Affrontando l’eterno conflitto tra potere e senza potere, si studieranno i casi della storia che portano alla domanda “nasce prima l’immagine o il fatto storico?”. Una provocazione e una riflessione a cui Tano d’Amico risponde che le immagini sono il mezzo con cui i popoli raggiungono la consapevolezza storica e che solo un fatto ben rappresentato può essere ricordato; l’immagine diventa così il primo simbolo del cambiamento.

Fondamentale per Tano è il legame tra l’importanza e la forza di un’immagine e la reazione del pubblico che la guarda. Che potere hanno le immagini nella coscienza collettiva? Può un evento mal
rappresentato incidere comunque sulla storia dei popoli? È lo spettatore che eleva una rappresentazione a vera testimonianza; «L’immagine di per sé», afferma lo stesso D’Amico, «non è altro che un pezzo di carta sporco di inchiostro. Se vive è perché lo spettatore le dà vita».

Due giorni di intensa riflessione intrecciati ai racconti e all’esperienza di una delle icone della fotografia italiana.

Requisiti: workshop aperto a tutti, consigliato interesse per fotografia, cinema, arti visive.

Info e iscrizioni: virginia.carolfi@concorto.com – www.concortofilmfestival.com

Tano D’Amico

“Io ho tuttora molta fede nelle immagini; l’immagine vive per conto suo, è come un essere vivente, basta che uno la veda solo una volta e nel mondo c’è.”

“Le fotografie di Tano D’Amico hanno qualcosa di enigmatico. Sembrano la rappresentazione della realtà ma hanno poi un artiglio, un guizzo, un enigma in quegli sguardi, in quei movimenti, nelle movenze delle persone.” Andrea Attardi – docente di fotografia, Accademia di Belle Arti di Roma.

Tano D’Amico si accosta, quasi per caso, alla fotografia, nel clima della contestazione studentesca del ’68. Inizialmente vicino ai gruppi del dissenso cattolico, nel 1969 inizia una lunga collaborazione con Lotta continua e con Potere Operaio. I suoi primi reportage sono dedicati al Sud, in Sicilia e in Sardegna. Ma viaggia anche all’estero: per “Il Mondo” va nell’Irlanda della guerra civile (1972) e nella Grecia dei colonnelli (1973). Poi è nella Spagna franchista; in Portogallo durante la rivoluzione dei garofani; più volte in Palestina, sin dal 1975. Negli anni Ottanta e Novanta andrà in Somalia, Bosnia, Chiapas, Stati Uniti.

Il suo sguardo si distingue subito da quello degli altri fotografi. Non gli interessano i fatti di cronaca quanto piuttosto le ragioni che li producono. Segue da vicino il movimento studentesco e operaio lungo tutto il suo percorso, attraversando per intero gli anni Settanta, con immagini che vanno, come dirà, ”oltre il cliché della violenza“.

È vicino agli operai, ai minatori, alle femministe. Fotografa le carceri, le caserme, i manicomi, le fabbriche, le miniere. Segue le lotte per la casa e il mondo dei disoccupati. Lavora anche con gli zingari, che cerca di raccontare più con immagini di gioia che con quelle della povertà e del dolore.
D’Amico è il fotografo dei senza potere, dei vinti, di cui riesce a cogliere la bellezza umana nel disagio sociale. Le sue immagini cercano di restituire dignità a coloro cui la dignità è stata tolta. Li rappresenta con complicità, simpatia, partecipazione, facendo del bianco e nero e dell’obiettivo 35mm una precisa scelta stilistica.
Protagonista di numerose mostre fotografiche, D’Amico è autore di molti libri, tra cui: Con il cuore negli occhi. Fotografie dell’Italia quotidiana 1972 – 1982, Palestina, un popolo, Una storia di donne. Il movimento al femminile dal ’70 agli anni no global, La dolce ala del dissenso. Figure e volti oltre i cliché della violenza, È il ’77, Il Giubileo nero degli zingari, Di cosa sono fatti i ricordi.
Tempo e luce di un fotografo di strada.

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