di Michele Stella e Alessandro Curti


Alla scoperta di Pierpaolo Perretta, in arte Mr. Savethewall, e del suo progetto creativo e provocatorio, alla costante ricerca dei lati più intimi delle nostre vite.

Lifeshot di Pierpaolo Perretta
Lifeshot di Pierpaolo Perretta

Si tratta di un progetto fortemente partecipativo in cui il soggetto ritratto interagisce direttamente con l’autore, riuscendo a intrattenere una lunga chiacchierata emozionale che si traduce in sedici scatti che partono dalla nascita e terminano con la morte, passando per i temi dell’infanzia, della crescita, della famiglia e molto altro. Il soggetto diventa così sia spettatore che partecipante attivo nel Lifeshot, all’interno del quale riesce a rispecchiarsi e a scrivere un riassunto emozionale della propria vita in sedici immagini.

Il ruolo di Pierpaolo Perretta è quello di dialogare e di interagire con il soggetto durante tutto l’arco di produzione del Lifeshot, mentre il lavoro pratico di scatto e di backstage è svolto dal suo fidato collaboratore Emanuele Scilleri, che rimane pazientemente nascosto dietro l’obiettivo per ore senza mai intervenire nel dialogo.

Lifeshot dello chef Barbieri
Lifeshot dello chef Barbieri

Lifeshot, cos’è e come nasce?
La nostra vita è l’unica, vera e irripetibile opera d’arte. Questo, l’aforisma che fonda e definisce il progetto nato dopo un lungo periodo di riflessione critica sul rapporto tra esistenza e prodotto artistico. L’idea del formato, invece, la devo a Gerard Malanga e alla sua composizione fotografica su Edie Sedgwick, raffigurata in sedici differenti photobooth disposti su quattro colonne che mi ha letteralmente folgorato. Ho subito immaginato sedici caselle simboleggianti sedici diversi momenti della vita.

Lifeshot di Angelo Crespi
Lifeshot di Angelo Crespi

Come si svolge il tuo lavoro?
L’opera si divide in tre fasi. Per prima cosa sono selezionati degli oggetti – otto scelti dal soggetto ritratto e otto scelti da me – che possano sintetizzare al meglio sedici istanti miliari della vita di un individuo, immaginando una sequenza cronologica che parte dalla nascita e passa attraverso l’infanzia, l’adolescenza, il lavoro, la famiglia, le passioni e i vizi. Durante questo primo scandaglio introspettivo, il soggetto delinea un percorso emotivo fatto di reminiscenze e riflessioni, ed è costretto ad aprire e riaprire, non solo metaforicamente, cassetti chiusi da tempo. Nella seconda parte, ci spostiamo sul set allestito in un luogo concordato con il soggetto. In questa fase del lavoro è fondamentale il rapporto dinamico tra me e il fotografo Emanuele Scilleri. Il rapporto è paragonabile a quello del regista con il cameraman. Le mie scelte e la direzione verso cui cerco di guidare il lifeshot sono del tutto chiare al fotografo, che deve immedesimarsi nel suo ruolo di testimone silenzioso, lavorando dietro la macchina fotografica senza mai incrociare lo sguardo del soggetto. Attraverso una fitta conversazione sulla scelta degli oggetti, ripercorriamo insieme un viaggio a volo alto sulla vita del nostro viaggiatore. Durante questi istanti, il fotografo cerca di immortalare ciò che le sole parole non possono esprimere, ossia quell’inconscio, quell’impercettibile che si manifesta sempre tra un ricordo e l’atro, in un incredibile arcobaleno di variazioni espressive. Il terzo momento, quello finale, è tutto mio. Inizio una lunga e minuziosa ricerca delle foto più rappresentative e, a quel punto, si comincia a comporre fisicamente quello che diventerà il lifeshot definitivo.

Lifeshot di Luca Beatrice
Lifeshot di Luca Beatrice

Quali sono i tuoi riferimenti fotografici? E cosa pensi dell’attuale stato di salute della fotografia?
La mia esperienza nel campo della fotografia è circoscritta all’apprezzamento dei grandi classici. I nomi sono quelli di Avedon, Cartier-Bresson, Riboud, Lange, Erwitt, Adams – quest’ultimo l’ho citato in alcuni dei miei lavori –. Per quanto riguarda il presente e il futuro della fotografia bisogna ragionare in termini qualitativi. Salvo rarissime eccezioni, ritengo quasi inevitabile il ritorno al fotografo professionista e un progetto come Lifeshot, che riporta i soggetti in studio e rivisita il ritratto professionale, ragiona e si dirige in questa direzione. È tutta una questione di idee nuove e di mercati pronti a recepire gli intenti e le potenzialità di esse. Penso che percorrendo questa strada con tenacia e inventiva sia possibile un futuro di grande salute per la fotografia.

Pierpaolo PerrettaFOTO BIO
Mr. Savethewall è un artista comasco che agisce secondo il metodo della deriva e del détournement situazionista e si occupa di distruzione e ricostruzione dei codici linguistici, attraverso un’interpretazione provocatoria, ironica e alle volte dissacrante dei principali temi e costumi della società contemporanea.
Si occupa di Street Art e fotografia, in primis l’utilizzo dello stencil su supporti di derivazione urbana e di largo consumo come cartone, carta da pacchi, legno, metallo, materiale di riciclo. Come suggerisce il suo nome d’arte, non dipinge soltanto sui muri ma li salva fissando le sue opere temporaneamente con nastro adesivo.
I suoi lavori sono stati esposti in varie e importanti esposizioni, festival, fiere e anche all’Expo Milano 2015 all’ingresso del padiglione di Eataly.
Attualmente vive e lavora a Como.

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