di Alessandro Curti


Il risalto mediatico e social di Steve McCurry è ormai diventato incontrollabile e forse più grande di quanto ci si potesse aspettare. Le sue fotografie, piaccia o non piaccia, girano su tutto il web e il suo nome riecheggia un po’ dappertutto tra mostre, fiere, premi e iniziative legate al mondo delle immagini.

Nei giorni scorsi, è accaduto un fatto che ha scosso un po’ tutti i suoi fan e i suoi “detrattori“: è stata notata una manipolazione goffa e mal riuscita all’interno di una delle sue fotografie esposte all’interno della mostra a Venaria Reale, Torino.

Il fotografo americano si è assunto la responsabilità dell’accaduto, attribuendo l’errore al suo Studio che avrebbe modificato lo sfondo della foto mentre lui era in viaggio.

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La foto incriminata di Steve McCurry

Sulla pagina facebook de IL FOTOGRAFO si è scatenato un dibattito tra chi lo giustificava, chi lo condannava e chi invece isolava l’episodio a un semplice errore umano. Siamo andati a raccogliere le reazioni dei nostri lettori. Ecco le migliori:

Giovanni Macauda invita a non accanirsi contro McCurry per un solo errore:Berengo Gardin ha esposto, con arroganza nei suoi libri, molto peggio riguardo la postproduzione in allegato al fotogiornalismo. Concordi o discordi.
Crocifiggere un fotografo che ha fatto la storia del fotogiornalismo per UNA SOLA foto, io, lo trovo assurdo!
C’è Gente molto meno meritevole che ha conquistato aziende, ditte, giornali, titoli ecc senza sapere nemmeno cosa sia una reflex in mano e cosa sia la fotografia in generale (vedi terry r.) […]

Joe Serpe sviluppa una riflessione filosofica: Ho visto varie mostre di McCurry, tra cui anche quella “incriminata” di Venaria Reale. La presenza massiccia di elaborazioni in post produzione è evidente in ogni foto. Ma non vedo cosa ci sia di male. Rispondo con una delle più celebri poesie di Pessoa: “il poeta è un fingitore,/ finge così completamente/ che arriva a fingere che è dolore/ il dolore che davvero sente”.
La fotografia artistica serve a trasmettere emozioni, a veicolare messaggi, come tutte le arti. Non è un’operazione da questurino che deve registrare “la realtà così com’è”. Perché “la realtà così com’è” non la conosciamo. I colori sono un’invenzione del nostro cervello, non esistono. I nostri sensi ci ingannano continuamente, selezionano, alterano, reinventano la realtà per rendercela coerente e comprensibile. La “rispondenza alla realtà è una chimera”, la realtà fenomenica (l’unica che ci è dato di conoscere) è una sensazione, una reinterpretazione continua.
Perché pretendere “verità” dove ci sono solo sensazioni?”

Giovanni Loy attribuisce la colpa al cambiamento del modo di lavorare: Questo succede quando si lavora a catena industriale…..come in tutte le cose perdono di qualità e di attenzione!!”

Matteo Chinellato sceglie la via della sintesi: “si è svaccato da tempo”, così come fa Ernst Stavro Blaufeld: “Troppo chiacchierare, poco fotografare.”

Lorenza Trincanato invece ci è rimasta molto male: “per me è crollato un mito…..

Insomma, abbiamo trovato pareri di tutti i generi: il rapporto tra Steve McCurry e il suo pubblico continua a dividersi in due fazioni, tra chi lo adora e chi invece non lo sopporta più.

Abbiamo capito che indubbiamente possiede una capacità unica di fare discutere e dibattere, smuovendo così il mondo della fotografia da quello che a volte sembra essere un lungo sonno senza sogni.

 

 

 

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