27 febbraio – 08 maggio 2016 | LAC Lugano Arte e Cultura | A cura di Ol’ga Sviblova

Attraverso oltre trecento opere tra fotografie, fotomontaggi, collage, stampe offset e costruzioni spaziali, il Museo d’arte della Svizzera italiana documenta con la mostra Aleksandr Rodčenko, in programma fino all’8 maggio 2016 nella sede del LAC a Lugano, la carriera di uno dei maggiori esponenti dell’avanguardia russa e degli artisti più influenti del ventesimo secolo.

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© Rodchenko, Girl with a Leica, 1934

Le opere in mostra sono state selezionate da Ol’ga Sviblova, fra le massime esperte di fotografia e d’arte delle avanguardie sovietiche, direttrice della Moscow House of Photography/Multimedia Art Museum e curatrice del Padiglione Russo alla Biennale di Venezia del 2007 e 2009.

L’avanguardia russa ha rappresentato un fenomeno unico nel Novecento. La sorprendente energia creativa espressa dai suoi esponenti alimenta ancora oggi i movimenti artistici contemporanei, trovando riflesso anche nelle più recenti forme di grafica e design. Aleksandr Rodčenko (1891– 1956) è stato uno dei principali generatori di idee di quella stagione straordinaria, incarnandone lo spirito. Pittura, design, teatro, cinema, tipografia, fotografia, sono i campi a cui Rodčenko applicò il proprio talento, trasformandoli radicalmente e aprendoli a nuovi percorsi di sviluppo. I primi anni Venti, in particolare, rappresentarono “un’età intermedia” in cui, anche se per breve tempo, sperimentazione artistica e sociale coincisero. Il carattere interdisciplinare dell’opera di Rodčenko è documentato in mostra dalle collaborazioni con altri artisti, letterati, intellettuali – come l’amico poeta Vladimir Majakovskij, i registi Sergej Ejzenstein, Dziga Vertov, gli scrittori Osip Brik e Sergej Tret’jakov – ma anche dalle illustrazioni per libri, riviste, manifesti pubblicitari e di propaganda.

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© Rodchenko, Girls with Kerchiefs, 1935

La grafica e il fotomontaggio
Rodčenko guardò alle avanguardie dell’epoca e da esse attinse i principi per l’elaborazione di un’estetica del tutto nuova. I fotomontaggi e i manifesti da lui creati fanno tesoro dell’esperienza dei collage cubofuturisti in cui si combinano testo e immagine fotografica, la semplicità dell’astrazione geometrica e l’espressionismo del cinema d’avanguardia. Questi spunti concorrono a immagini in cui i principi delle diverse correnti artistiche permettono di ottenere la massima efficacia comunicativa. Le immagini pubblicitarie o di propaganda ideate dall’artista ci stupiscono ancora oggi e le forme espressive da lui sperimentate rimangono tuttora di grande attualità.

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© Rodchenko, Column of the Dynamo Sports Society, 1932

La fotografia
Proprio l’interesse per il fotomontaggio condusse Rodčenko, nel 1924, alla fotografia e, più precisamente, a un’idea di fotografia del tutto nuova: non sostenuta dal desiderio di documentare la realtà in modo distaccato, ma tesa a sottolinearne il carattere emotivo, dinamico, vitale. Il ruolo del fotografo e della macchina fotografica venivano in tal modo radicalmente ripensati. Il nuovo approccio sperimentato dall’artista si diffuse rapidamente e venne ripreso non solo dagli allievi e dai colleghi che ne condividevano gli obiettivi, ma persino da avversari politici ed estetici. Il “metodo Rodčenko” è caratterizzato dalla composizione diagonale, da scorci e punti di ripresa insoliti, dal basso verso l’alto e viceversa, dall’ingrandimento di dettagli che mettono in luce aspetti della realtà industriale: dalla produzione in serie alle nuove forme create dalla tecnologia.
Nell’esposizione di Lugano la nuova visione fotografica di Rodčenko trova espressione nelle serie dedicate alla città di Mosca del primo ventennio del Novecento, all’architettura, alle attività ginniche e parate sportive, ai prodotti dell’industria e al lavoro, ma anche nelle fotografie di stampo giornalistico che negli anni Trenta celebrano le imprese del regime stalinista. Nelle immagini della capitale sovietica si manifesta il desiderio di sottolineare la modernità e vitalità della città all’indomani della Rivoluzione d’ottobre; le fotografie dedicate a ginnasti e alle parate raffigurano gli uomini e le donne che incarnano lo spirito dei nuovi tempi. Nei loro gesti atletici, nella sincronia dei movimenti si manifestano spirito dinamico e una nuova coesione sociale. I prodotti dell’industria sono rappresentati così da esaltarne l’uniformità e la serialità apparentemente infinita, espressione di una nuova epoca tecnologica e di nuove prospettive di benessere.

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© Rodchenko, Stairs, 1930

Negli scatti dedicati alla costruzione del canale tra il Mar Baltico e il Mar Bianco, benché realizzati con l’intento di celebrare una grande impresa ingegneristica (essi erano destinati infatti alla pubblicazione internazionale “URSS in costruzione”), traspare l’aspetto sinistro di un’impresa che si rivelerà tanto inutile quanto costosa in termini umani.

L’opera fotografica dell’artista non si esaurisce quindi in espedienti formali. Uno spirito romantico e utopico detta le sue scelte estetiche. L’artista manifesta la propria fiducia nella possibilità di una trasfigurazione positiva del genere umano e del mondo. Le serie fotografiche realizzate negli anni Venti possono essere lette come illustrazioni di una realtà e di una vita che i principi del costruttivismo avevano contribuito a rivoluzionare.

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© Rodchenko, Lily Brik, 1924

 

Costruzioni spaziali
Completano il percorso espositivo tre Costruzioni spaziali: sculture aeree ideate fra 1920 e 1921, fra le prime espressioni dell’estetica costruttivista. Si tratta infatti di oggetti ottenuti attraverso l’applicazione di un principio compositivo essenziale; ogni scultura si compone di sagome geometriche, ovali, esagoni, quadrati, progressivamente più piccoli, ritagliate da uno stesso foglio di metallo o di compensato. Tali opere mettono in luce un ulteriore aspetto della creatività di Rodčenko e riflettono il desiderio di applicare anche all’arte l’essenzialità e la ripetitività dei principi alla base della produzione industriale.

Catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo (ed. Skira) comprendente circa 250 immagini, i testi della curatrice Ol’ga Sviblova, di Varvara Rodčenko, figlia dell’artista, del nipote Aleksandr Lavrent’ev, e da uno scritto dello stesso Rodčenko.


 

Informazioni

Sede
LAC Lugano Arte e Cultura
Piazza Bernardino Luini 6, 6901 Lugano

+41 (0)58 866 4230

[email protected]

www.masilugano.ch

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