Storie di donne: Storie universali

Dall’attivismo degli anni Sessanta al movimento #MeToo. Dopo aver mostrato al mondo le marce di protesta e gli abusi domestici, Donna Ferrato spiega perché, oggi, le donne sono più arrabbiate e più determinate. 

Storie di donne: Storie universali: come Donna Ferrato è entrata nella vita delle donne

Quando i fotoreporter mostravano la violenza sulle strade di New York, Donna Ferrato si faceva aprire le porte degli appartamenti di Tribeca, il suo quartiere, e documentava con la Leica tutto ciò che succedeva tra quegli spazi privati. Donne più o meno benestanti arrivavano in ospedale con segni di ogni genere di violenza e, senza quelle immagini e l’amicizia della fotografa, non avrebbero mai trovato il coraggio di rendere pubblico l’inferno vissuto. Donna Ferrato, in cinquant’anni di fotografie, non è solo entrata nelle loro case, ma è entrata nelle loro vite e non ne è più uscita. «Non sono mai stata una mosca sul muro», risponde quando le chiediamo del coinvolgimento nei suoi reportage. Nel frattempo, una certa America ha prodotto movimenti femministi, denunce pubbliche, attivismo, arte, hashtag condivisi, mentre un’altra America sceglieva Donald Trump come Presidente. «Non tutto è stato comunicato fino in fondo – racconta la fotografa – oggi l’imperativo dei media è “go viral”. Un meccanismo distorto che non permette di comprendere che il movimento #MeToo non è un modo per far rimbalzare notizie e scoop, ma è l’espressione di un gruppo di donne molto più arrabbiate rispetto al passato».

L’intervista completa sul numero 308 de Il Fotografo in edicola dal 19 ottobre e disponibile online

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