La fotografia intesa come bene culturale

La fotografia, come ben assodato da molto tempo, non è solo questione di tecnica e contenuto ma anche di valore, dove le immagini sono intese anche come bene culturale.

Il collezionismo come imprescindibile attore protagonista

Intorno alla cultura dell’immagine si è sviluppato un indotto che vede nel mercato del collezionismo un imprescindibile attore protagonista, che incide sull’affermazione o la storicizzazione di un fotografo piuttosto che un altro. Quattro sono i grandi appuntamenti annui per i collezionisti che si ritrovano tra Londra e New York per aggiudicarsi i lotti alla miglior offerta. Il primo martello a battere dell’anno è quello di Phillips ad aprile, che ha proposto lo scorso 2017 ben 346 lotti fotografici con una straordinaria percentuale di vendita pari all’80 per cento rispetto al 2016. In catalogo alcuni scatti di grandi nomi della storia della fotografia internazionale tra i quali Gustave Le Gray, con un passaggio d’asta di 200.000 dollari, e uno scatto di Lázló Moholy-Nagy, aggiudicato a 212.500 dollari, ma anche interpreti della fotografia italiana come Picnic Allée  di Massimo Vitali battuto a 81.250 dollari. Alle porte dell’estate è la volta dell’inglese Sotheby’s che nell’ultimo appuntamento ha puntato su un mix ben riuscito fra talenti emergenti e pezzi pregiati di autori come Helmut Newton e Peter Lindbergh. Tra ottobre e novembre Christie’s, sempre nel 2017, ha ottenuto i migliori risultati rispetto ai suoi competitors, battendo in un sol colpo 672.500 dollari per un pezzo di Peter Beard dal titolo Orphaned Cheetah Cubs . Chiudono il calendario a novembre Phillips a Londra e gli appuntamenti di Sotheby’s e Christie’s che, come ormai di consuetudine, spostano la loro piattaforma a Parigi in concomitanza con la fiera fotografica del Paris Photo.

Questi sono solo alcuni dei numeri che ogni anno girano intorno al mondo del collezionismo, ma che fanno già ben intendere il valore commerciale dietro al settore della macchina fotografica.