Art Wolfe: il prolifico naturalista

Art Wolfe è uno dei più importanti fotografi naturalisti del mondo. È conosciuto soprattutto per gli scatti di animali, ma ha realizzato anche paesaggi, ritratti di culture indigene e nudi artistici. Ha ricevuto le lodi, tra gli altri, di David Attenborough, che ha detto: «Le immagini di Art Wolfe sono una superba evocazione di alcuni degli spettacoli più emozionanti del mondo».

Come si è avvicinato alla fotografia?

Wolfe è nato nel 1951 ed è cresciuto nei sobborghi di Seattle, Washington. I suoi genitori erano artisti commerciali e da bambino anche lui disegnava e dipingeva. Fin da piccolo era affascinato da animali e insetti. Nel corso degli studi in arte e storia dell’arte alla University of Washington, ha cominciato a portare con sé la fotocamera nelle escursioni del weekend. In breve ha cominciato a dedicare sempre meno tempo alla pittura e sempre di più alla fotografia.

Come è riuscito ad affermarsi come fotografo?

Nel 1978, Wolfe ha pubblicato il suo primo libro, Indian Baskets of the Northwest Coast, con una raccolta di immagini a illustrare i testi del suo amico e mentore Allan Lobb. Poco tempo dopo, ha cominciato a collaborare con diverse riviste, tra cui National Geographic. Da allora la sua produzione si è mantenuta altissima e ha fotografato in centinaia di luoghi nel mondo.

Come mai il suo libro del 1994, Migrazioni, ha causato polemiche?

Il libro è dedicato ai motivi creati dalle grandi migrazioni animali. In circa un terzo delle immagini, però, Wolfe ha applicato tecniche digitali per inserire più animali di quanti ce ne fossero in realtà. Ha sostenuto di ritenerlo accettabile perché si trattava di un libro artistico, non di un trattato di storia naturale: «Ho enfatizzato i disegni degli animali come avrebbe fatto un pittore sulla tela».

Quali altri volumi ha pubblicato?

Ha dato alle stampe più di novanta titoli, tra cui Tribes (1997), con ritratti di trentacinque gruppi tribali di tutto il mondo, The Living Wild (2000), a sostegno dell’urgenza di un progetto per la protezione degli animali, e Vanishing Act (2006), dedicato al mimetismo in natura. Wolfe è anche autore di numerosi libri di tecnica fotografica, come L’arte della fotografia (2014).

Un altro suo progetto è The Human Canvas. Cos’ha di diverso rispetto al resto della sua opera?

Si tratta di una serie di bianchi e neri di nudi femminili e maschili, singoli e di gruppo, realizzati in studio. Wolfe dipinge i corpi dei modelli per creare texture, motivi e forme, e dispone i modelli stessi secondo precisi motivi. Una prima raccolta di queste immagini è stata pubblicata nel 2012, ma la serie non è conclusa.

Quali premi ha vinto?

Tra i premi citiamo la Progress Medal della Photographic Society of America, per il contributo al progresso di arte e scienza in fotografia, e l’ammissione onoraria alla Royal Photographic Society britannica.

Wolfe ha speranze per il futuro del pianeta?

«Sono orientato a trovare bellezza e ispirazione in qualsiasi soggetto», ha detto in un’intervista recente. «Il cambiamento climatico minaccia le nostre vite e dobbiamo trovare un modo di risolverlo. Non posso permettermi però di impantanarmi nella tristezza e nella depressione… Sarò sempre ottimista rispetto alle soluzione dei problemi che affrontiamo!».

L’articolo completo sul n. 193 di Digital Camera, disponibile anche online