Il paesaggista Tom Mackie  ci spiega come interpreta l’ambiente che lo circonda

La fotografia è “vedere” ma è anche quello che non si vede. Per il celebrato paesaggista Tom Mackie, questo è uno dei punti più importanti da ricordare quando catturiamo una scena. La prima cosa che Tom fa quando è pronto a scattare è esaminare ciò che ha davanti e cercare qualsiasi motivo o forma geometrica che possa diventare elemento portante della composizione. “Detesto i paesaggi pasticciati e affollati e comporre sui motivi è un buon modo per imporre un certo ordine al mondo naturale. Aiuta lo sguardo a navigare più facilmente nell’inquadratura.”

Per Tom, la composizione è il processo di dissezione dei dettagli di un paesaggio

“Nei miei workshop, le persone dicono sempre di voler ‘vedere’ una scena come faccio io,” aggiunge Tom. “Il miglior modo che mi viene in mente per descrivere il mio processo compositivo è dire che, prima di portare la fotocamera agli occhi, osservo la scena e cerco di immaginarla come uno schizzo a matita, senza nessun particolare. Escludo mentalmente tutti i dettagli per riuscire a concentrarmi solo sulle linee. Una volta fatto questo, si tratta solo di disporre queste linee nell’inquadratura per formare una composizione piacevole. Poi si può affinare la disposizione estraendo i dettagli  che sottraggono qualcosa al soggetto principale. Quello che non si include spesso è importante quanto quello che si include.”

Le basi del primo piano

A questo punto, scegliere un elemento di interesse in primo piano diventa la considerazione più importante, cosa che spesso il dilettante medio dimentica. “Il primo piano è cruciale perché aggiunge profondità alle immagini,” spiega Tom. “Un’altra cosa che spesso la gente scorda è l’effetto delle forme che si sovrappongono e fondono. Un sacco di principianti non si rendono conto che l’occhio vede un’infinità di dettagli che la reflex non è in grado di registrare.” La fotocamera appiattisce la scena, dice, e infrange ogni tentativo di previsione. Tom cita l’esempio di una serie di faraglioni: “I nostri occhi li vedono come forme separate, ma la fotocamerali fonde e ricrea solo una grossa macchia di roccia. Per evitarlo, si deve controllare che siano nella posizione giusta e verificare il risultato sullo schermo LCD”.

Alcuni luoghi consentono più libertà creativa e compositiva di altri. Il cambio delle maree richiede inquadrature diverse, come il grandangolo con la bassa marea, mentre i paesaggi boschivi sono più difficili da comporre perché motivi e strutture degli alberi dettano in gran parte l’inquadratura.
Infine, se il cielo è piatto e non aggiunge niente alla vostra immagine, conviene escluderlo… Dovete sapere quando violare le regole!” Proprio “sapere quando” è parte di quanto distingue i dilettanti dai professionisti. Dobbiamo sempre avere una buona ragione per fare qualcosa.

Se noto un esemplare giallo nel mezzo di un campo di tulipani rossi, so di dover spezzare la regola dei terzi per inquadrarlo al centro, per enfatizzare il tema dell’indipendenza,” spiega Tom. “Se avessi rispettato la regola dei terzi, quello scatto non funzionerebbe altrettanto bene.”