L’immagine perennemente sfuggente di un Paese: In Italia serve un sistema permanente  dedicato allo studio del bene fotografico

A cura di Denis Curti 

Da qualche tempo a questa parte mi capita di seguire tesi di laurea dedicate alla fotografia. Per me è un grande impegno e, allo stesso tempo, una grande soddisfazione. Mi piace discutere con giovani studenti e sono molto interessato al confronto. Soprattutto mi interessa capire il loro punto di vista su questo linguaggio ambiguo e studiare nuovi modelli di approccio e di ricerca. Gli approfondimenti che mi vengono sottoposti, molto spesso, riguardano aspetti legati al mercato del collezionismo e al valore delle immagini intese come bene culturale. È il caso, per esempio, dello studente veneziano  Lorenzo Rossini: in chiusura della sua tesi pone alcune domande centrali che, credo, possano riguardare tutti gli operatori attivi del segmento fotografico. Sono numeri che fanno impressione, dati che fanno riflettere. Ho chiesto al giovane ricercatore di approfondire la situazione italiana. Ecco che subito si registra un’inversione di tendenza: il nostro Paese sembra essere il paradiso dell’effimero.  Moltissimi sono i festival fotografici sparsi su tutto il territorio nazionale (se ne contano oltre 30) e pochissime le realtà che svolgono attività permanenti volte alla salvaguardia e alla valorizzazione dei numerosi patrimoni culturali inerenti alla fotografia. Senigallia ha recentemente ricevuto dalla Regione Marche lo statuto di Città della Fotografia – cercheremo di scoprire quale sarà il senso vero di questa definizione –. Modena conta una Fondazione Fotografia con tanto di scuola e spazi espostivi. Torino propone Camera – Centro Internazionale per la Fotografia. Venezia opera attraverso la Casa dei Tre Oci con la Fondazione di Venezia. Milano rinnova il Mufoco, con la preziosa complicità e collaborazione della Triennale. Sempre a Milano si tiene la fiera commerciale MIA. E poi una moltitudine di spazi espositivi temporanei, sparsi da Nord a Sud nel Paese, ospitano rassegne collettive, tematiche o personali di grandi autori. Serve un’inversione di tendenza. Per rispondere alle domande del giovane ricercatore è necessario cambiare rotta e investire maggiormente su realtà permanenti capaci di avviare processi di conservazione e poi di valorizzazione del bene fotografico. Ci sono notizie dalla cabina di regia della fotografia voluta dall’ex ministro Franceschini?