La fotografia come rafforzamento di uno stereotipo

A cura di Denis Curti

Non molto tempo fa è tornata alla ribalta della cronaca una celebre fotografia del 1951 dal titolo American Girl in Italy per la triste notizia della morte dell’ormai novantenne Ninalee Allen Craig, protagonista dello scatto. Un’immagine che fece il giro del mondo, provocando scalpore e indignazione. La fotografa Ruth Orkin ritrasse la ragazza americana mentre, camminando per una strada di Firenze, veniva morbosamente e con poco garbo osservata da una decina di uomini.

Al contrario di come si può immaginare, la fotografia non fu la testimonianza di un momento casualmente colto per le vie della città toscana ma il risultato di un’attenta costruzione da parte dell’autrice. «La scelsi perché era bella, luminosa e, diversamente da me, era alta: doveva sembrare una Beatrice della Divina Commedia che passava attraverso questa dozzina di uomini», raccontava l’autrice in un’intervista al New York Times nel 1995. Orkin, infatti, di ritorno da un reportage in Israele per Life, voleva intercettare qualche storia un po’ leggera da vendere ai magazine americani alla ricerca di notizie divertenti e che confermassero alcuni luoghi comuni soprattutto sull’Europa. Lo scatto comparve nella rivista americana Cosmopolitan come accompagnamento a un articolo intitolato Soldi, uomini e morale che puoi incontrare durante un viaggio allegro e sicuro e la didascalia dell’immagine riportava: “Pubblica ammirazione… non vi agitate, in Italia è normale, i galantuomini sono più rumorosi degli uomini americani” .

Lo scatto,  come è noto, è diventato un’icona, divulgando e rafforzando in tutto il mondo lo stereotipo dell’uomo italiano latin lover dall’atteggiamento aggressivo ai limiti della molestia. Di certo la fotografa  è stata poco lusinghiera con noi italiani, dipinti come assalitori da marciapiede, ma ciò che mi ha colpito è l’intenzione dell’autrice, perché sebbene la fotografia abbia, per sua natura, uno strettissimo legame con la realtà, spesso i fotografi riconsegnano alla storia fatti non del tutto veritieri, non tenendo spesso conto del forte impatto di suggestione che l’immagine ha sull’opinione pubblica.

Immagine di copertina Ruth Orkin AMERICAN GIRL IN ITALY – Florence 1951